Aseptic packaging sustainability: Vol. 2 – the Global Warming Potential

Packaging asettico sostenibile: Vol. 2 – il Potenziale di Riscaldamento Globale

Nel primo episodio della nostra nuova serie “Packaging asettico sostenibile”, abbiamo parlato del ruolo che il packaging ricopre nella lotta al cambiamento climatico al fine di proteggere l’ambiente e ridurre il proprio impatto, e ci siamo domandati quando l’industria del confezionamento raggiungerà la cosiddetta “neutralità climatica” – i.e. emissioni zero di CO2 -.

In questa seconda parte, approfondiremo ulteriormente i vantaggi del packaging in cartone asettico dando un’occhiata a quello che i ricercatori sono soliti definiti GWP – inglese per Global Warming Potential o Potenziale di Riscaldamento Globale che dir si voglia -, un indicatore che consente un confronto diretto ed intuitivo tra diverse emissioni gassose, misurandone l’impatto sull’atmosfera.

In particolare, stimando la quantità di energia assorbita da una tonnellata di un gas generico in un determinato periodo di tempo e confrontandola con le emissioni causate da una tonnellata di anidride carbonica (CO2), il GWP è in grado di dirci quanto quel gas può essere potenzialmente pericoloso per l’ambiente.

Com’è già stato detto, una tonnellata di CO2 è considerata il parametro standard, con un GWP pari ad 1. Questo significa che, più grande è il GWP di altri gas, più questi riscaldano la terra rispetto alla medesima quantità di anidride carbonica.

In poche parole, più elevato è il GWP, più l’effetto serra peggiora.

Il GWP del packaging per le bevande: un’analisi comparativa

Come già detto nell’episodio precedente della nostra nuovissima serie, quando si tratta di packaging, si può affermare che questo può attivamente contribuire al crollo climatico – o, in alternativa, aiutare a combatterlo, dipende -.

Il fatto è che, a prescindere da questo a da qualsivoglia claim di neutralità climatica, i prodotti di qualsiasi tipo – anche gli imballaggi, quindi – sono in qualche modo solitamente connessi al riscaldamento globale, poiché la loro stessa produzione porta inevitabilmente a generare emissioni di gas provenienti dal consumo di risorse e da dinamiche di combustione.

Un team di ricercatori dell’FH Campus Wien dell’Università di Scienze Applicate ha svolto una meta analisi proprio a questo riguardo, studiando i GWP presi in considerazione da studi svolti in passato di LCA – abbreviazione che sta per Life Cycle Assessment, una metodologia di analisi basata sui dati, che misura l’impatto ambientale di un prodotto lungo il suo intero ciclo di vita, prendendo in considerazione un vasto novero di fattori interconnessi.

L’analisi circolare Condotta da FH Campus Wien ha finite per dimostrare che, in media, i brick in cartone per prodotti alimentari liquidi producono risultati significativamente migliori rispetto ai contenitori in PET e alle bottiglie in vetro monouso in termini di emissioni e impatto sull’ambiente.

Statisticamente parlando, si può affermare che il GWP dei brick in cartone è mediamente del 47% e 80% rispetto alle bottiglie monouso in PET e in vetro, il che significa che meno energia viene rilasciata nell’atmosfera, andando a produrre minore riscaldamento e, quindi, causando meno danni.

INFOGRAPHIC_GWP_BEVERAGE CARTONvsPETvsGLASS

I brick in cartone a lunga durata e, in particular modo, quelli a lunga conservazione sono una scelta responsabile per proteggere e preservare l’ambiente, avendo una carbon footprint molto minore grazie a important vantaggi dal punto di vista produttivo, logistico e di conservazione.

Nella terza parte della nostra nuova serie ci addentreremo ulteriormente tra i vantaggi del confezionamento asettico dando un’occhiata al cosiddetto “contenuto netto di plastica”, vale a dire la quantità complessiva di plastica contenuta in ciascun tipo di imballaggio.

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