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Perché qualsiasi strategia di packaging sostenibile deve includere un’analisi di Life Cycle Assessment (LCA)

Secondo un recente sondaggio di Accenture[1], i consumatori desiderano prodotti sostenibili e sono disposti a pagare di più per averli ; a questo riguardo, i numeri parlano chiaro. Delle 6000 persone che hanno partecipato allo studio, infatti, l’83% ritiene che sia importante progettare prodotti che possano poi essere riciclati; il 72% afferma di acquistare attualmente più prodotti ecosostenibili rispetto a cinque anni fa; l’81%, infine, prevede un ulteriore incremento degli acquisti rispettosi dell’ambiente nei prossimi cinque anni.

Ma c’è di più. Un nuovo report dell’Economist Intelligente Unit commissionato dal WWF[2], mostra un incremento del 71% nelle ricerche online di prodotti sostenibili tra il 2016 e il 2021 e un aumento del 16% dei timori che l’opinione pubblica nutre relativamente al tema della sostenibilità. Per il 66% degli intervistati e il 75% dei millennials, anche per l’acquisto più semplice e banale è opportuno prendere in considerazione il conseguente impatto sull’ambiente. Le preoccupazioni della Generazione Z, infine, riguardo perlopiù il fenomeno del cambiamento climatico[3].

Si tratta, come suggerisce il World Economic Forum, del cosiddetto “risveglio ecologico globale[5], una tendenza su scala mondiale, che mostra segni di costante crescita, sia nelle economie sviluppate che in quelle in via di sviluppo, inclusa la Cina, dove il 41% dei consumatori dichiara di prediligere prodotti eco-sostenibili[6] . In effetti, le pretese per un futuro sostenibile non conoscono limiti di geografia, estrazione socioeconomica o età: stiamo parlando, in realtà, di una richiesta onnicomprensiva. A tal riguardo, basti pensare che 136 paesi e 681 aziende si sono già impegnate a raggiungere emissioni zero entro il 2050[7] .

Il che pone la seguente domanda: come si passa dalla teoria alla pratica? Come costruiamo un mondo a emissioni zero?

Se si è un produttore di imballaggi, il primo passo è misurare l’impatto ecologico dei propri prodotti. E il modo per farlo è attraverso un’analisi del ciclo di vita del prodotto, anche nota come Life Cycle Assessment (o LCA).

LCA: cos’è e perché è così importante

La Life Cycle Assessment è una metodologia basata sui dati, allo scopo di stimare l’impatto ambientale di un prodotto durante l’intera durata del suo ciclo di vita. L’analisi prevede quattro passaggi: stabilire l’obiettivo e l’ampiezza dello studio; fare un inventario del ciclo di vita; condurre una valutazione dell’impatto ambientale di un prodotto durante il suo ciclo di vita; e, infine, interpretare i risultati in modo tale da prendere adeguate e coerenti decisioni di business[8] .

Si tratta, tutto sommato, di un approccio olistico che esamina ed osserva il problema da ogni angolazione e punto di vista, analizzando i diversi momenti del ciclo di vita di un prodotto, quali l’estrazione delle materie prime, la produzione di componenti, l’assemblaggio, il dispendio di energia e, infine, il riciclaggio e lo smaltimento a fine vita.

Ancora più importante, LCA non è unicamente composta dalla misurazione dell’impronta ecologica del prodotto. Infatti, mentre la metodologia di calcolo dell’impronta ecologica prende in esame un’unica tipologia di impatto ambientale, l’analisi del ciclo di vita del prodotto implica la disamina di una serie di fattori interconnessi, saggiandone il grado di correlazione e i relativi trade-off. In poche parole, misurare l’impronta ecologica di un prodotto altro non è che uno dei numerosi risultati a cui può condurre uno studio di LCA.

Inoltre, mentre il metodo dell’impronta ecologica potrebbe suggerire di potenziare una particolare area del business, potenzialmente a discapito di un’altra, LCA consente di studiare le implicazioni ambientali della vita di un prodotto in maniera organica, cosa che nessun altro strumento permette di fare.

Perché la LCA è necessaria per formulare dichiarazioni di sostenibilità ambientale affidabili

Secondo lo standard ISO 14021[9] , “un’affermazione a tema sostenibilità è definita come una dichiarazione, un simbolo, una grafica che asserisce a qualsiasi aspetto o implicazione ambientale di un prodotto, componente o imballaggio”. Il fatto è che, senza un’appropriata analisi del ciclo di vita del prodotto, , si corre sempre il rischio di fornire informazioni ambigue o insufficienti a supporto e a dimostrazione di quanto dichiarato. Non a caso, dichiarazioni di sostenibilità scarsamente motivate o non dimostrabili, sono illegali secondo la legislazione europea[10] e statunitense[11].

A questo riguardo, il Greenwashing è certamente un problema di cui tenere conto. Infatti, sebbene molte aziende stiano attuando un percorso di riconversione ecologica, molte altre stanno semplicemente ingannando i propri clienti tramite menzognere iniziative di marketing[12]. I cosiddetti “greenwashers”, infatti, si uniscono alla rivoluzione ecologico-sostenibile con azioni di mera facciata e tramite la divulgazione di informazioni parziali, sommarie; il tutto, ovviamente, alle spese delle quelle aziende e dei clienti che coltivano una più veritiera e genuina forma di consapevolezza nei confronti delle problematiche ambientali. Ecco perché l’analisi del ciclo di vita del prodotto è il gold standard, quando si tratta di formulare dichiarazioni a tema sostenibilità: la trasparenza è fondamentale. Per citare Forbes, “la Life Cycle Assessment (LCA) e l’Environmental Product Declaration possono aiutare a valutare l’impatto ambientale di un prodotto e divulgare informazioni trasparenti a tal riguardo[13]".

Come funziona l’analisi del ciclo di vita del prodotto in IPI: il caso di studio di reVIVO

Un esempio importante di come la sostenibilità di un prodotto può essere effettivamente dimostrata da un’analisi di LCA è reVIVO. Ideata e progettata in casa IPI, reVIVO è una linea di soluzioni di packaging ancora più ecosostenibili, che è stata recentemente sottoposta a molteplici analisi del ciclo di vita del prodotto, tutte conformi a quanto predisposto dagli standard UNI EN ISO 14040 e ISO 14044, certificati da CSQA.

Lo studio di LCA è stato determinante nel caso di reVIVO, poiché ha consentito di misurare la quantità di CO2 prodotta dal brick durante l’intera durata del suo ciclo di vita, identificandone l’origine come segue: il 50% proveniva dalle materie prime, il 7% dal trasporto, il 17% dalle procedure di confezionamento e, infine, il 6% dalla stampa e converting, mentre il 16% è stato rilasciato a fine vita del prodotto. Pertanto, l’analisi di LCA ha consentito, più di ogni altra cosa, ad IPI di delineare un piano per sviluppare imballaggi ancora più sostenibili.

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Tutti i brick di IPI, inclusi quelli della linea reVIVO, sono composti per il 70% da cartone, che può essere ricavato da aree boschive certificate FSC®. Inoltre, IPI è anche in possesso della certificazione ASI Performance Standard che attesta la gestione responsabile dell’alluminio.

Con la linea di brick reVIVO, tuttavia, IPI ha fatto un ulteriore passo in avanti.

Per controbilanciare ulteriormente le emissioni di CO2, infatti, IPI ha deciso di sostituire parte dei polimeri di origine fossile, presenti nel tappo e nel cartone multistrato, con biopolimeri derivati dalla canna da zucchero. La linea reVIVO utilizza polietilene di origine vegetale, che rende il packaging ancora più sostenibile, nonché rinnovabile fino al 90%. Tutto ciò è dimostrato da studi di LCA altamente certificati, che attestano una riduzione, pari 10,2%, dell’impronta ecologica del brick Caliz da 500-ml della linea reVIVO.

Inoltre, l’impiego di biopolimeri estratti dalla canna da zucchero permette anche il verificarsi di un processo noto come biogenic carbon, durante il quale il legno e la canna da zucchero assorbono continuamente CO2 dall’ambiente circostante, determinando una riduzione delle emissioni di CO2 significativamente più elevata rispetto ai tradizionali brick in cartone – e persino maggiore rispetto al dato del -10,2% di cui sopra -.

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Inoltre, IPI ha anche sviluppato un software ad-hoc, noto come Eco-brick, che l’impresa utilizza per saggiare il suo intero portafoglio di prodotti e per agevolare la progettazione di nuove soluzioni per il confezionamento asettico, ancora più sostenibili e, quindi, in linea con la visione dell’azienda.

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In breve, LCA è un dono, un investimento, che non si esaurisce mai.

E tu? Vuoi davvero diventare più sostenibile? Contattaci.

Dichiarazione di revisione critica CSQA Life Cycle Assessment (LCA) in conformità agli standard UNI EN ISO 14040 and ISO 14044


[1] Source:Accenture
[2] Source:WWF
[3] Source:McKinsey
[4] Source:Deloitte
[5] Source:World Economic Forum
[6] Source:Nielsen
[7] Source:The Net Zero Tracker
[8] Source:Deloitte
[9] Source:Ecomatters
[10] Source:European Union
[11] Source:FTC
[12] Source:World Economic Forum
[13] Source:Forbes
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